C’è una frase che si ripete sempre al termine di un processo per omicidio stradale. O almeno nel 95% dei casi.
Recita più o meno così:
“Nessuna sentenza potrà mai restituirci [nome del morto]…“
Dopodiché si aggiunge una considerazione, un giudizio, una critica alla sentenza. Ad esempio, la persona che ha travolto un pedone ed è scappata viene condannata a 11 mesi e nel commentare la sentenza si dice “nessuna sentenza potrà mai restituire Nome Cognome, ma riteniamo questa sentenza inadeguata per la gravità del fatto“.
Per cortesia, non dite più questa frase.
Soprattutto perché sembra che sia una giustificazione non richiesta per aver osato chiedere una pena superiore.
Sembra che in italia non sia permesso chiedere una pena detentiva durissima per i responsabili di omicidio stradale perché altrimenti uno viene a dirti:
– oh, bro, ma a te cosa cambia se quello lo condannano a 2 anni o a 7 anni? Tanto il tuo parente mica torna in vita!
Dunque, per prevenire questa obiezione, tu premetti quel “Nessuna sentenza potrà mai far tornare in vita…“
Sembra quasi che ti devi scusare per aver chiesto una pena severissima.
Il problema è che tu non ti devi scusare di niente. Tu hai tutto il diritto di chiedere una condanna a una pena detentiva severissima anche se questa non porta in vita il tuo parente.
Per un semplice motivo:
I PROCESSI NON SI FANNO PER RESUSCITARE I MORTI
Non è il loro scopo. Quindi non ha nemmeno senso tirare in ballo l’argomento.
Lo scopo di una condanna a una pena detentiva può essere:
– rieducativo: è quello che si cita sempre, ma non è l’unico;
– di difesa sociale: perché se uno va in giro ad ammazzare la gente guidando la macchina di sicuro non può più farlo per un po’ di tempo se sta in galera (e non parlatemi del ritiro della patente: una persona che viola il codice della strada, magari scappando dopo l’incidente o magari guidando sotto l’effetto di sostanze psicoalteranti non ha alcun problema a violare il codice della strada guidando senza patente. Se non rispetta un articolo del codice della strada può violare anche gli altri. Non è che se gli ritiri la patente il motore dell’auto magicamente non parte più);
– di giustizia sociale: ossia della pena come giusta retribuzione, proporzionata al crimine commesso;
– di educazione indiretta: perché magari (forse, chissà…) se tu inizi a mettere in galera sul serio quelli che guidano ubriachi o che scappano, e li lasci 8 o 9 anni veramente in galera qualcuno forse prima di guidare ubriaco o di scappare dopo un incidente ci pensa due volte. Magari non tutti, magari qualcuno se ne infischia comunque della legge, ma qualcuno – sapendo che c’è una pena molto grave che lo aspetta – evita.
Tutti questi sono motivi più che sufficienti per chiedere una pena pesantissima.
Anche se a me non cambia niente. Anche se il mio parente non torna in vita.
Il problema in realtà è culturale. Nasce dall’idea che desiderare che qualcuno vada in galera sia peccato. Sì, peccato. Perché è il sottofondo religioso che ha permeato per secoli la nostra società che ci porta a dire che no, non puoi desiderare che a qualcuno capiti qualcosa di brutto come andare in galera. Non puoi desiderare una vendetta, devi porgere l’altra guancia…
Se desideri che chi ti ha ammazzato un parente vada in carcere sei una brutta persona. E allora prima di chiedere una pena severissima devi fare mille premesse e dare mille giustificazioni.
“Con permesso, scusate, molto sommessamente… lo so che nessuna sentenza potrà restituirci Nome Cognome, ma…”
E invece no, niente “ma”. Nessuna giustificazione. Ho diritto di chiedere una pena severissima e basta.
Lo so che a me non cambia niente mentre porta un nocumento all’omicida. Ma non è un fatto che mi riguarda.
Pensi che sia cattivo? Ok, sta bene. Ma siamo uno Stato laico, no? Quindi i giudizi morali puoi prenderli infilarli nel cassetto.
Facciamo lo Stato laico, per una volta, ce ne infischiamo del porgere l’altra guancia, dell’essere buono o cattivo, e diamo una giusta e severa pena detentiva per i motivi elencati qui sopra.
Tra i quali non c’è resuscitare i morti.
Quindi, per cortesia smettetela con quella frase.